A partire dal 1° luglio 2026, in attuazione dell’art. 62, comma 3-bis del CAD (D.lgs. 82/2005), sono disponibili sulla Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) i servizi di accesso automatico ai dati dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), aperti a tutte le Pubbliche Amministrazioni e ai Gestori di Pubblici Servizi. Il risultato è frutto della collaborazione tra il Ministero dell’Interno (titolare di ANPR), il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Sogei, che garantisce il supporto tecnico-operativo della piattaforma.

Si tratta di un passo avanti significativo nel percorso di interoperabilità tra le banche dati pubbliche: gli enti potranno consultare in modo strutturato e automatizzato le informazioni anagrafiche necessarie allo svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, riducendo tempi, passaggi manuali e duplicazioni.

Attenzione però alle responsabilità. Il Ministero dell’Interno ha chiarito che gli enti fruitori accedono ai dati come titolari autonomi del trattamento: la responsabilità su liceità, pertinenza, proporzionalità e sicurezza dei trattamenti resta interamente in capo all’ente. Non solo: dal 1° luglio 2026 il Ministero avvia un’attività di vigilanza strutturata sugli accessi, basata su indicatori di anomalia, tra cui:

  • picchi di accessi giornalieri rispetto allo storico dell’ente;
  • accessi fuori orario (18:00–08:00) sopra la media storica;
  • accessi nei giorni festivi sopra la media;
  • per i Comuni, un numero di accessi giornalieri pari ad almeno il doppio della popolazione residente;
  • volumi anomali di interrogazioni su specifici e-service.

Ogni sei mesi, gli enti per cui vengono rilevate anomalie riceveranno una comunicazione via PEC e avranno sei mesi per fornire riscontro. In assenza di risposta, o in presenza di accessi non conformi, il Ministero potrà arrivare a sospendere i servizi PDND sottoscritti dall’ente.

Cosa significa in pratica. L’apertura dell’accesso è un’opportunità concreta di semplificazione ed efficienza per gli enti, ma richiede anche un presidio organizzativo: tracciamento degli accessi, registro dei trattamenti, e un monitoraggio interno che permetta di spiegare — se richiesto — l’andamento delle proprie interrogazioni.

Il patto è chiaro: più accesso, più responsabilità. E qui si gioca una differenza sostanziale, non tecnologica, ma organizzativa. Chi tratta l’interoperabilità come una funzione delegata all’applicativo di turno, quella responsabilità la subisce. Chi la tratta come infrastruttura — con accessi profilati per operatore, tracciamento puntuale e audit consultabile — quella responsabilità la governa. Per un Comune, per una ASL, per un ente dove le consultazioni passano da più uffici, la differenza si vede il giorno in cui qualcuno chiede conto di un’interrogazione.

Kibernetes supporta da tempo Comuni, Unioni ed enti gestori di servizi pubblici nell’integrazione con PDND e ANPR attraverso ConsultaPA, il modulo della Suite KSD che semplifica le consultazioni e garantisce tracciabilità e controllo degli accessi direttamente all’interno delle procedure operative. Se il tuo ente sta valutando l’adesione o vuole verificare la propria configurazione, siamo a disposizione per una consulenza.